mercoledì 15 dicembre 2010
TARANTO: MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE - Prima tappa di una bella passeggiata
VITO RUSSO

martedì 21 settembre 2010
PABLO PICASSO AL CASTELLO ARAGONESE DI OTRANTO - LA MATERIA E IL SEGNO
Ceramica arcaica greca da Micene IX sec. A.c.

Picasso. Figura antropomorfa - ceramica.
Picasso – La Tauromachia – Acquatinta allo zucchero
Pablo Picasso. Ritratto.
lunedì 9 agosto 2010
CARAVAGGIO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE
All’appuntamento con l’Arte di Caravaggio (1571-1610) siamo arrivati con un certo anticipo e animati da una forte curiosità. Il gruppo del Circolo Tennis Taurisano ha già avuto l’opportunità di conoscere l’artista attraverso le opere esposte a Roma nella chiesa di San Luigi dei Francesi e in Santa Maria del Popolo a Roma, oltre che nel Museo archeologico Nazionale di Napoli, questo forse spiega la curiosità di molti nostri partecipanti.
Stiamo per vedere i capolavori provenienti dagli Uffizi, come il Bacco, o dalla Pinacoteca ambrosiana, come la celebre Cesta di frutta; e ancora da Berlino, come l’Amore vincitore; dal Metropolitan di New York, come I Musici; dalla National Gallery di Londra, come la Cena di Emmaus; Il Suonatore di liuto del Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo ed altre ancora.
Un’impresa ambiziosa realizzata da Rossella Vodret e Francesco Buranelli.
L’enorme afflusso di gente prodotto dalla pubblicità fatta dei Mas media non ha consentito di gustare appieno e con la dovuta serenità le sottigliezze della pittura caravaggesca: le Scuderie del Quirinale sono state infatti prese d’assalto da una folla di visitatori attirati forse dalla curiosità morbosa per l’opera di un artista definito “maledetto” e le cui vicende biografiche sembrano uscite da un giornale di cronaca, di quelli che oggi vanno tanto di moda.
All’interno ci rendiamo subito conto dell’esiguità degli spazi e della difficoltà che avremmo incontrato, l’impressione è stata quella di una folla che si accalca al passaggio di qualche celebrità.
Decido così di presentare l’opera caravaggesca raccogliendo il gruppo in uno spazio cieco vicino alle biglietterie, miracolosamente lasciato libero.
Spiego la sua avventura pittorica che inizia e finisce nell’arco di un ventennio, costellato di avvenimenti tragici e disavventure che si concludono miseramente con la sua morte sulla spiaggia di porto d’Ercole nei pressi di Roma.
L’attenzione degli ascoltatori è notevole, così sono incoraggiato a scendere, pur in modo sintetico, in profondità e spiegare la sua poetica, le sue scelte e le motivazioni che le hanno determinate; parlo del suo esordio a Milano, il suo apprendistato presso Simone da Petersano allievo di Tiziano e della sua fuga a Roma: coinvolto in una rissa aveva ammazzato un uomo!
Parlo del suo modo di intendere la religiosità che deriva dalla predicazione di Carlo Borromeo; una religiosità che spinge alla solidarietà verso il mondo degli umili, degli emarginati, dei più poveri.
Traccio le linee guida per la lettura delle sue opere che stavamo per vedere invitando tutti ad osservare i particolari dei segni e le logiche delle composizioni, la distribuzione delle masse e i colori, i loro significati simbolici e soprattutto i magistrali giochi delle luci, la loro diversità la loro funzione. Poi, dichiarandomi disponibile a rispondere ad eventuali domande, accompagno il gruppo all’interno degli spazi espositivi.
Gli ambienti sono dipinti di nero e l’atmosfera è opprimente. Non riesco a tenere nascosta la mia irritazione: le opere, esposte senza un criterio preciso impediscono di fare una spiegazione coerente e consequenziale e spiegare l’evoluzione dell’arte del Maestro. Pertanto ogni quadro viene letto in modo autonomo.
Ho ammirato l’attenzione degli amici presenti, il loro modo di osservare quelle meravigliose opere giovanili, dipinte con puntiglioso realismo, come pure i capolavori della maturità, con quegli straordinari giochi di luce che fa emergere dall’ombra gli uomini e le cose con tutto il loro bagaglio di particolari anatomici descritti nella loro bellezza o bruttezza con una tecnica magistrale, coinvolgente, a volte sconcertante.
Caravaggio è uno degli artisti più capaci nel caratterizzare le figure: sembra a volte di assistere alla scena come avviene in una rappresentazione teatrale, un teatro povero nell’impostazione scenica, ma fortemente caratterizzato nelle espressioni dei vari personaggi, esaltate dal gioco della luce.
Di fronte a quei capolavori in quell’ambiente scuro e reso ancora più opprimente dalla grande quantità di visitatori, penso con un certo rammarico alla diversa atmosfera che si vive all’interno del Louvre a Parigi, o anche agli Uffizi di Firenze,
alla professionalità esercitata nell’allestire gli spazi espositivi e anche alla quantità di visitatori ammessi all’interno dei musei.
Anche il modo di illuminare i quadri, con quei proiettori alogeni che procuravano molti riflessi sulle tele mi è sembrato abbastanza improvvisato e dilettantesco.
Mi dispiace che Caravaggio sia morto da quattrocento anni, se fosse stato vivo sono certo che avrebbe “infilzato” qualcuno.
Non vedo l’ora di uscire all’aria aperta, sperando che domani, ad Assisi, le cose vadano meglio.
31-5-10
martedì 26 gennaio 2010
NELLA FOTOGRAFIA D’AUTORE
Oggi nella nuova prestigiosa sede di fronte alla basilica di Santa Maria Novella, è possibile visitare il nuovo Museo dei Fratelli Alinari nel quale si esaltano i meriti di questa agenzia storica, unica in Italia per numero di elementi di rilevanza storica e scientifica, che ripercorre tutte le fasi dell’evoluzione della fotografia, dai primi Calotipi ai Dagherrotipi e alla fotografia stereoscopica ecc.
Sono state create e sviluppate sezioni innovative di storia della fotografia quali quelle degli album fotografici (il Museo ne custodisce oltre 6.000), delle cornici fotografiche e apparecchi fotografici, oltre 1.200, ed altro ancora. Ma non basta,al l’interno del museo è prevista anche la visita per i “non vedenti” infatti, accanto ad alcune foto di interesse storico e scientifico si è provveduto a corredare le foto con didascalie redatte con il linguaggio Braille e di molte foto si è anche realizzato il plastico polimaterico in modo da ricavare un oggetto tattile, per far gustare attraverso la differenza dei rilievi e dei materiali usati le stesse sensazioni dei più fortunati vedenti.
Ma oggi la nuova sede offre molto di più, si è arricchita infatti di nuovi spazi destinati all’allestimento di mostre temporanee su tema. Quella che ho avuto l’opportunità di visitare esalta, attraverso un originale percorso iconografico, con immagini fotografiche dei più grandi maestri contemporanei, la bellezza del seno e del corpo femminile. Attraverso l’occhio e la sensibilità di questi artisti, emerge la poesia e l’incanto dell’universo femminile. Il seno è l’oggetto focalizzato sia che acerbo sia espressione di passaggio dalla fanciullezza alla femminilità, sia che riveli il suo fascino seduttivo, sia che esalti, attraverso l’allattamento il miracolo della procreazione.
Nella esposizione si possono apprezzare le diverse personalità dei fotografi: -Erwit e Cartier-Bresson, con la loro visione ironica e - Helmut Newton con la sua spregiuticatezza sono presenze storiche della fotografia. - Marcel Marien in La glose (1991/92) accosta l’immagine del seno femminile alla pagina biblica del Cantico dei Cantici, con composizioni di tipo surrealista. -Duane Michals, in The Most Beautiful Part of a Woman’s Body, (1986), correda le sue foto con bellessimi versi composti da lui stesso, -Bill Brandt, in Nude Study, (1954), cerca di evidenziare soprattutto il gioco plastico delle forme sino a raggiungere delle composizioni astratte, -Jerry Schatzberg, fotografo di moda e regista cinematografico, utilizza in Leaf Homonym, (1997),i giochi di luce e di ombra, alla ricerca di complicità inaspettate e profonde. Nella foto la luce scivolando sul corpo disegna forme sinuose ed eleganti che richiamano alla mente la forma di una foglia. Molte le foto che illustrano l’allattamento: a volte in composizioni studiate, più spesso in riprese istantanee che fermano l’attimo e descrivono atmosfere e situazioni in cui si evidenziano soprattutto i caratteri e le differenti situazioni sociali.
Interessanti le foto che ritraggono il seno nell’immaginario creativo e poetico degli artisti. Marcel Marius, in Colline inspirante,(1985), dimostra come il seno occupa un posto nei sogni della nostra vita, ma anche nei panorami fertili dell’immaginazione dove si trovano insieme spazi e luoghi che simulano le forme fisiche del corpo. -Jiri Skoch, con Landscape-Nude, (1983),Miroslaw Hak, Jerry Uelsmann, Arno Rafael Minkkinen,e tanti altri, attraverso sapienti accostamenti e con l’utilizzo di metafore e figure retoriche realizzano delle vere opere d’Arte, dando dignità ad una attività per lungo tempo considerata di secondo livello sotto il profilo artistico.
Poi c’è un’altro settore legato alla vita sociale, alla storia, alla storia dell’arte, al cinema, alla cartellonistica pubblicitaria e alla salute con alcune immagini che affrontano, se pur con gusto ed estro creativo, il tema ingrato e angosciante della mastectomia: non a caso la mostra, che affronta il tema dell’universo femminile in tutti i suoi aspetti, è stata inaugurata dal Prof. Umberto Veronesi in qualità di fondatore di EUROPA DONNA, che conclude il suo intervento con queste parole:
“Approfitto di queste immagini che testimoniano il pieno fulgore della vita e della pienezza, per invitare le donne alla consapevolezza che l’attenzione al proprio corpo e la prevenzione sono oggi la risposta concreta, efficace e sicura in direzione della salute e di un senso di responsabilità verso se stesse e la difesa di una vita di buona qualità, dove la malattia possa essere uno spettro lontano”.
domenica 24 gennaio 2010

MICHELANGELO BUONARROTI E ROBERT MAPPLETHORPE
Presso la Galleria dell’Accademia di Firenze si è svolta, dal 24 aprile 2009 al 10 gennaio 2010 una mostra dal titolo “La perfezione della forma”, con l’esposizione di 93 fotografie di uno dei più leggendari e apprezzati fotografi americani, Robert Mapplethorpe, scomparso circa 20 anni fa.
La maggior parte delle sue opere ritrae, con una tecnica ineccepibile in bianco e nero, il corpo umano sia maschile che femminile in cui si evidenzia soprattutto la perfezione anatomica, in pose direi abbastanza accademiche, come spesso si vede in tanti libri di anatomia per artisti. Insieme a queste alcune “Nature morte”in cui prevale lo studio delle luci e delle ombre ed il rapporto tra gli oggetti e lo spazio.
La mostra è stata preceduta da un “reading” della rokstar statuitense Patti Smith nella tribuna del David sotto la gigantesca statua dove ha letto alcune poesie di Michelangelo ispirate al “peccato e al “desiderio”.
Il sodalizio tra Patti Smith e Mapplethorpe risale agli anni sessanta ed è continuato sino al 1989 anno in cui, il celebre fotografo, amico di Andy Warhol, è morto di Aids.
I curatori della mostra, Franca Falletti e Jonathan Nelson hanno voluto mettere in risalto l’analogia che secondo loro unisce il fotografo americano a Michelangelo, “la perfezione della forma”. C’è da chiedersi se l’opera michelangiolesca è solo forma, ostentazione di armonia compositiva e celebrazione della bellezza anatomica o se piuttosto la forma esteriore è solo uno strumento formidabile di rappresentazione di tutti gli aspetti dell’animo umano, tensione domata, (David), dolore sommesso( Pietà di San Piertro), tormento interiore e passione (Prigioni),ecc.
Solo chi guarda con gli occhi e non con la mente potrebbe pensare una cosa simile: Michelangelo, infatti, cresciuto nei giardini di Lorenzo il Magnifico, nell’ambiente Neoplatonico, apprezza la bellezza “greca”, ma proprio come i grandi maestri greci si serve del corpo per esprimere delle idee che hanno sempre a che fare con la sfera spirituale dell‘uomo. Per i greci la perfezione anatomica e l’equilibrio del corpo esprimono la tendenza dell’uomo a raggiungere l’equilibrio della mente. Nell’artista fiorentino la forma fisica è solo uno strumento per esaltare le tensioni dell’anima e descrivere tutti gli aspetti dell’animo umano, in questo sentendo la lezione donatelliana, che superando l’idea della scultura come rappresentazione del mondo visibile arriva a rappresentare il mondo invisibile e nascosto delle idee e dei sentimenti.
Un giorno lo stesso fotografo, affascinato dall’arte di Michelangelo confessò: “se fossi nato cento o duecento anni fa, avrei potuto fare lo scultore, ma la fotografia è
Un accostamento dunque azzardato e, diciamolo pure, irriverente, che si ferma all’apparenza e non va oltre; che non tiene conto del fatto che proprio Michelangelo fu tormentato sino alla fine dei suoi giorni dal problema della”forma”, nella ricerca affannosa e drammatica di un suo possibile superamento; nel tentativo di far parlare la pietra attraverso il gioco della luce e dei volumi, con i quali rappresentare la tensione spirituale dell’umanità intera che lotta per la redenzione, tensione immane verso la “Liberazione dalla materia”come accade più volte nei “Prigioni”, detti ”Non finiti” e nella “Pietà Rondanini” . Qui il tormento e il dolore struggente si accompagnano alla consumazione fisica dei corpi che, perduti i connotati individuali, diventano espressione universale dei destini dell’umanità intera.
* * *
Se gli organizzatori della mostra volevano pubblicizzare la Fondazione Mapplethorpe, fondata dallo stesso fotografo e assai attiva a New Jork, che si propone come obiettivi principali il riconoscimento della Fotografia come nuova forma d’Arte a tutti gli effetti e sostenere la ricerca per la lotta contro l’AIDS e l’HIV, allora va bene, tutto diventa comprensibile, tanto più che la fondazione non ha scopi di lucro. Se invece si è pensato di animare di più l’ambiente dei musei avvicinando di più altre fette di pubblico, allora sarebbe stato meglio lasciar perdere,
in quanto la Galleria dell’Accademia è uno dei musei più visitati e il gigantesco David non aveva proprio bisogno della compagnia, ai suoi piedi, di due poster rappresentanti due giovani culturisti di colore che, anche se belli, (de gustibus…) rimangono belli e basta.


